“Perché mi ha invitata in un posto così strano?” si lamentò la giovane donna.

Via Olgunlar era gremita. Studenti universitari, liceali e genitori entravano e uscivano da una libreria all’altra per acquistare tutto il necessario nella prima settimana di scuola.

“E ora dove ti trovo?” disse con una voce che solo lei poteva sentire.

Camminando per le strade vivaci e piene di vita come un bambino, respirò il profumo triste di Ankara. Guardò il cielo, la città le faceva l’occhiolino.

“Chi cercava, signora?” chiese un venditore. “Sa dove si trova la Libreria İmkan?” rispose lei.

“Vada dritto, poco più avanti.” Mentre proseguiva guidata da quelle parole, vide giovani impazienti, bambini entusiasti, adulti ansiosi. La frenesia di quel sogno chiamato vita aveva avvolto tutti. La strada era viva, tremava sotto i suoi piedi. Improvvisamente si sentì sola e smarrita nella folla; si era ricordata della morte di suo padre.

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Fu colpita da una voce: “Vieni, futura dottoressa! Benvenuta!” Era Sinan. Avevano frequentato le elementari insieme. Erano grandi amici, amici d’infanzia. Si scambiarono i saluti. “Cosa hai fatto da quando non ci vediamo, Ayti?” Sinan chiamava sempre Aylin così.

“Ho perso mio padre. Non posso dire di aver avuto una vita liceale molto felice. Anche mia madre non c’è più, ho sprecato i miei anni tra i corridoi dei dormitori.” Una nuvola si formò negli occhi di Aylin.

“Ho sentito che sei entrata a Medicina alla Gazi, complimenti!” disse Sinan con un sorriso sincero.

“Grazie,” disse Aylin, cercando di sorridere senza riuscirci. Le spese erano il doppio della sua borsa di studio e per questo lottava con le difficoltà economiche. Volle cambiare argomento: “Tu dove sei entrato?”

“Lo sai che il mio sogno era la gestione del turismo,” disse Sinan indicando il quadro di Antalya appeso sopra di lui. “Non sono andato d’accordo con mio padre, non voleva che studiassi. Mi lascerà la libreria.”

Il sorriso sul volto di Sinan si spense.

“Ma…” disse Aylin sorpresa, “Il turismo era il tuo sogno da anni, da quando ci siamo conosciuti!”

“I miei sogni sono appesi lì,” disse Sinan guardando il quadro in alto.

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Aylin provò pena per lui. Qualcuno il cui intero sogno fatto di mare e spiagge avrebbe trascorso la giovinezza in un piccolo negozio chiuso.

“La felicità non è ricevere, ma dare,” disse Sinan. “Solo perché il mio sogno è appeso al muro, non posso permettere che anche i sogni della mia cara amica rimangano appesi.”

Sinan iniziò a tirare giù qualcosa dallo scaffale in alto. Aylin cercava di capire cosa stesse succedendo. Infine, Sinan si spostò alla cassa, legò i libri con un nastro colorato, fece un fiocco e lo tese ad Aylin: “Buon compleanno!”

Aylin lanciò un grido. I libri che Sinan le aveva regalato non erano altro che i libri di medicina che lei non poteva comprare a causa delle difficoltà economiche e che doveva assolutamente portare a lezione l’indomani.

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